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Frosinone, un nuovo equilibrio tattico per la rincorsa salvezza. Il futuro…

Il focus sui giallazzurri e le indicazioni lasciate in eredità dal match di sabato contro il Genoa

Nella psicologia della motivazione la strada del cambiamento, di solito, trova due matrici scatenanti: ispirazione o disperazione. Sapere nel dettaglio se in Eusebio Di Francesco sia prevalsa la prima o la seconda componente diventa arduo, però un’idea è possibile maturarla. Specie alla luce del lungo momento no vissuto dal suo Frosinone e della necessità di un’inversione di rotta. E la risolutiva mutazione avvenuta sabato al “Ferraris” ha generato ripercussioni positive, ripristinando livelli accettabili di credibilità nella lotta per la salvezza.

RISPOSTE – Al cospetto del Genoa è giunta la risposta che un po’ tutti si attendevano. Non è nato nulla di eclatante o innovativo, sia chiaro. Ma forse DiFra, mai come in questo periodo, ha deciso di rivisitare sé stesso e abbandonare la propria linearità tattica. Serviva trovare nuove strade per rendere più proficua la fase difensiva. Una scossa, come auspicato dall’intero ambiente. Sia a livello mentale che nel rettangolo verde. Ed in casi del genere, lasciarsi guidare dal buonsenso diventa la soluzione migliore. Così è nato un Frosinone diverso rispetto a quello versione “spavalda” visto all’opera finora. Il 3-5-2 schierato dal tecnico abruzzese ha conferito ai giallazzurri maggior equilibrio, contribuendo ad un’occupazione migliore degli spazi. L’assetto corto e compatto nella fase di non possesso ha creato non pochi problemi al Genoa, abituato a sviluppare trame di gioco ben diverse e con dosi importanti di pericolosità. Umili e necessari accorgimenti, senza però snaturarsi in maniera totale nella ricerca dei principi guida. Dosare le corse in avanti nella pressione alta, ad esempio, ha pagato come strategia. Poi, una volta ottenuto il controllo della sfera, la manovra ha sempre registrato l’accompagnamento di tanti uomini pronti a riversarsi nella metà campo avversaria con coraggio e dinamismo. Un mix che, se inquadrato in ottica futura, potrebbe rivelarsi essenziale per far esprimere al meglio il Leone nelle prossime otto finali.

IL CAMBIO – Certo, immaginarsi le espressioni dei tifosi giallazzurri al rigore di Guðmundsson diventa esercizio semplice. I volti tipici di chi fantastica, con lucida consapevolezza, sull’evolversi di un film già visto provandone ad anticipare i contenuti. Mentre invece i ciociari questa volta hanno scritto un nuovo copione, scacciando via gli spettri dei tracolli avuti nelle giornate precedenti. Il pari del redivivo Reinier, in assoluto tra i migliori nelle vesti di mezzala sinistra, ha facilitato con immediatezza i compiti. Una botta di coraggio che psicologicamente ha riallacciato il Frosinone al match e alla permanenza in A, sfruttando i benefici di un vestiario inedito. Principesco nel momento di offendere e, contestualmente, guardingo. La scelta di passare ad una mediana a cinque, forse, potrebbe proprio andare incontro alla necessità di costruire una rete di protezione dinanzi alla retroguardia più perforata del campionato. In particolare, parlando di alcuni singoli, anche a Genova ha brillato il talento di Brescianini. Sempre presente quando c’era da attaccare la profondità, le qualità dell’ex Milan nel coprire gli spazi e di essere aggressivo sul pallone anche su brevi distanze e con movimenti in ogni direzione, si sono ritagliate un ruolo incisivo. Con giovamenti pure per Barrenechea, comandante delle operazioni lì nel mezzo e artefice di un’ottima gara. Senza sottovalutare, poi, il contributo di un Soulé libero di spaziare sul fronte offensivo al fianco di Cheddira e le spinte degli esterni: Zortea, in particolare, ha dispensato incoraggianti segnali di crescita.

FUTURO – Tutto ciò basterà? Perché, poi, ogni discorso ruota attorno a tale interrogativo. E sul perché il cambiamento sia avvenuto così tardi. Del resto, con questo assetto tattico il Frosinone aveva già fornito risposte convincenti trionfando a Napoli in Coppa Italia (variando con il 3-4-3, ndr) e ben figurando a Torino contro la Juventus, perdendo soltanto al 96’. La rincorsa sfrenata ad un calcio imperante e spettacolare, invece, ha avuto il sopravvento durante il cammino nonostante le intemperie e adesso rischia di rivelarsi fatale, complici le insidie di un calendario tutt’altro che agevole. Già gli scontri diretti odierni diranno molto, univocamente alle prossime rivali del Leone che in sequenza saranno Bologna allo “Stirpe”, Napoli e Torino fuori casa. Un trittico che, almeno sulla carta, si presenta con un elevato coefficiente di difficoltà. Di Francesco, ad ogni modo, ha esternato piena fiducia: “[…] Si può perdere anche attraverso la mancanza di risultati ma noi siamo in un calcio vero dove conta il risultato. Ma nel corso di una stagione si possono passare dei momenti diciamo particolari. La forza è quella di arrivare alla fine, con maggiore soddisfazione. Ma dico che questo pareggio – le parole pronunciate nella conferenza post match – oltre a farci muovere la classifica, ci fa assumere maggiori certezze dopo aver sbagliato un rigore con il Sassuolo al 90’, aver preso un gol al 96’ in casa della Juve ed anche con il Lecce. Un insieme di situazioni che ci hanno lasciato senza punti. Ma ho visto una crescita sotto il profilo dell’attenzione da parte di tutti i ragazzi”. Compattezza e spirito di sacrificio, il Frosinone ricomincia da qui.

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