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Gelli, il jolly tuttofare del Frosinone: DiFra si gode la sua crescita… costante

La crescita del centrocampista classe '96, uomo ovunque del Frosinone

È un giocatore che ha fame. Viene dalla C e vedrete, saprà integrarsi senza pestare i piedi a nessuno”. Era il pensiero di Guido Angelozzi espresso nel febbraio 2023: da dirigente ma, soprattutto, da suo estimatore. Un concetto esternato con toni convinti, tra speranze e consapevolezza. Quella tipica di chi la sa lunga e confida di raccontarla. A distanza di quasi un anno, guardando Francesco Gelli, bisogna riconoscere che certe parole avevano a che fare con la veggenza o giù di lì. Il classe ’96 è un altro rispetto a qualche mese fa. Cresce in modo continuo, dispensando sicurezze e classe quando la palla arriva tra i suoi piedi. Corre, lotta ed esce raramente. Perché Di Francesco, a meno di obblighi vari, non rinuncia alla qualità del tuttofare livornese.

 

Centrocampista moderno: quante volte è capitato di leggere o ascoltare questa definizione. Duttilità, nel caso specifico: parolina magica adorata da chi lo allena. Da Grosso a DiFra, il passo è stato breve e le dinamiche di ascesa non hanno subìto arresti improvvisi. Contro il Cagliari è giunta l’ennesima cartolina firmata dal buon Ciccio. Densa di contenuti e ricca di sorprese, come la posizione rivestita inizialmente nel versatile sistema di gioco giallazzurro. Addirittura terzino, posto lì a presidiare la corsia mancina non senza destare stupore al momento della lettura delle formazioni. Ma Gelli ha messo nuovamente d’accordo tutti, interpretando il ruolo con abilità e intelligenza.  La stessa che poi, a gara in corso, lo ha accompagnato ad agire nelle vesti di mezzala ed esterno offensivo. Il risultato, neanche a dirlo, mica è cambiato. Visione di gioco da play in costante affinamento, propensioni da incursore abile a legare il gioco. Tutto comprovato da numeri eloquenti: 78 tocchi della sfera al cospetto dei sardi, 86% di precisione nei passaggi e tanto altro. Inclusa una heatmap da far paura all’istante, specie in termini di incidenza. 

Approdato all’ombra del Campanile da perfetto sconosciuto, è una delle tante scommesse vinte dalla società di viale Olimpia. Il fiuto di Angelozzi per il talento, la gestione tecnica degli allenatori che si sono susseguiti. Insomma, un insieme di elementi determinanti nel garantire continuità al percorso intrapreso. E oggi quantificare un ipotetico valore dell’uomo ovunque del Leone diventa difficile, ma l’incremento è indubbiamente notevole. Diventa perfino scontato dirlo, considerata la disinvoltura nelle due fasi. Concreto, solido, leader silenzioso. Fonte di supporto alla mediana guidata da Barrenechea, va in appoggio, cerca di operare tra le linee garantendo soluzioni di giocata. L’impressione è che la Serie A stia contribuendo tanto nella sua trasformazione, certificata dai grafici dei vari siti specializzati e relativi alle zone del rettangolo verde coperte. In pratica, si trova dappertutto. “All’inizio tutti dissero che questo ragazzo non giocava neanche in Serie C, io rispondevo sempre che non aveva importanza. Ora sta facendo cose straordinarie”, ha rimarcato con orgoglio lo stesso Angelozzi in un’intervista concessa alla Lega Serie A. Il direttore applaude fiero, DiFra ed i tifosi pure.

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