Migjen Basha ha disputato 130 partite totali con le maglie di Frosinone e Torino. All’ombra del Campanile 41 presenze in un anno con 4 reti e 1 assist, sotto la Mole 89 gare con 4 gol e 2 assist in quattro stagioni. Dal suo osservatorio, il weekend è spesso scandito da una piacevole routine. Indice che scorre sullo smartphone per cercare i risultati delle squadre in cui ha giocato oppure occhi incollati davanti alla tv: e adesso tocca a lui fare le carte a una sfida che si preannuncia densa di contenuti.
Basha, per lei Torino-Frosinone è la partita dei ricordi. Cosa le viene in mente pensando a questi due club?
«Sorrido, pensando ai bei momenti vissuti con entrambe le società. Mi sono trovato benissimo sia a Frosinone che a Torino. In Ciociaria ricordo che quell’anno partimmo alla grande, poi nel girone di ritorno accusammo un crollo che ancora oggi faccio fatica a spiegarmi nonostante siano passati 15 anni. I granata, invece, rappresentano un pezzo importante della mia carriera. Lì ho vissuto 4 anni intensi e difficili da scordare».
Della piazza frusinate cosa si è portato dietro?
«Il calore e la spontaneità della gente. Ho legato con tante persone che sento anche adesso, a distanza di tempo. A Frosinone ho disputato soltanto una stagione e sono andato via perché non avrei potuto respingere la corte dell’Atalanta. Però conservo dei ricordi bellissimi».
E sul mondo Toro cosa ci dice?
«Sin dai primi giorni ho provato sensazioni particolari indossando quella maglia. La passione dei tifosi è stata subito incredibile e non potrò mai dimenticare l’amore ricevuto. Con questo non voglio dire che le altre piazze in cui ho giocato non mi abbiano apprezzato, però quei 4 anni sono stati speciali».
Per chi farà il tifo?
«Per entrambe, rispondere l’una o l’altra sarebbe difficile. E non sono parole di facciata perché voglio che i ciociari si salvino e che il Torino vada in Europa. Vedere felici le due tifoserie mi renderebbe automaticamente contento».
Cosa pensa del campionato disputato fin qui dal Frosinone? Dopo un grande girone d’andata, c’è stato un crollo vertiginoso. Che idea si è fatto?
«Ho visto un po’ di partite, come ad esempio quella contro il Napoli in Coppa Italia. Della squadra di Di Francesco ho sempre apprezzato il suo modo di giocare. Un calcio offensivo, divertente e mai speculativo. Peccato perché, forse, avrebbe meritato di possedere qualche punto in più soprattutto per la qualità espressa. Per questo mi auguro che la ruota possa girare nelle prossime gare».
C’è un giocatore giallazzurro che l’ha colpita particolarmente?
«Ce ne sarebbero tanti da menzionare. La stagione è comunque positiva perché la squadra è viva e sta lottando per il traguardo prefissato dalla società. Dovendone scegliere uno, dico Soulé. Un talento puro che ha un grande futuro davanti a sé».
Sull’annata del Torino, invece, cosa pensa?
«Ho avuto modo di seguire anche i granata e di loro mi è rimasta l’idea di una squadra molto fisica e ben organizzata. Puntano tanto sui duelli, giocando un calcio basato sull’intensità grazie ad elementi strutturati e forti individualmente. In difesa concedono poco, di sicuro è dura per tutti affrontarli».
Juric e Di Francesco: due idee diverse di calcio a confronto. Le piace il modo in cui si esprimono le loro formazioni?
«Si tratta di due modi differenti di interpretare il calcio. Entrambi, comunque, sono molto bravi a trasmettere i propri concetti e questo lo si nota in maniera evidente in campo. Ai due auguro di raggiungere i rispettivi obiettivi».
Chi la deciderà?
«Preferisco rispondere dicendo che spero di assistere ad una partita con tanti gol in modo che possa essere un divertimento per i tifosi. A prescindere dai marcatori: chiunque dovesse segnare, andrà bene a prescindere».


