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Frosinone, presentato il libro “Smart leadership Canvas”: tra i relatori Stirpe e Di Francesco

Lunedì mattina al "Benito Stirpe" si è svolta la presentazione del libro di Filippo Poletti

FROSINONE – Al ‘Benito Stirpe-Psc Arena’ il giorno dopo l’entusiasmante vittoria del Frosinone sul Cagliari è il momento della cultura a tutto tondo. E’ il giorno della presentazione del libro ‘Smart leadership Canvas’ sul tema della leadership vincente – scritto dal giornalista Filippo Poletti in collaborazione con l’Università di Torino – nel quale c’è un capitolo dedicato al presidente Maurizio Stirpe. Una conferenza stampa-convegno da quale ne è scaturito un dibattito interessante che ha visto tra i relatori il massimo dirigente giallazzurro, lo stesso Poletti, il dottor Agostino Santoni, vice presidente di Confindustria e il tecnico giallazzurro Eusebio Di Francesco.

Nel libro il massimo dirigente del Club tocca lo specifico il tema della ‘leadership del gol’ e la sua lunga storia, anche di Famiglia, con il Frosinone Calcio.  Poletti, nell’introduzione al capitolo, presenta con maestria il ‘caso del Frosinone’ arrivato in serie A per tre volte sotto la presidenza di Maurizio Stirpe che, Capitano d’Industria e anche vicepresidente di Confindustria con delega al lavoro e alle relazioni industriali. La ‘leadership dei gol’ è proprio in omaggio al Frosinone e vede l’intervista al massimo dirigente del Club giallazzurro accanto a quella di altri 19 grandi executive manager coinvolti nel resto del libro. Ci sono infatti il vicepresidente di Cisco Sud Europa e vicepresidente di Confindustria con delega al digitale, Agostino Santoni, il CEO di Microsoft, Vincenzo Esposito, il vicepresidente di Barilla, Luca Barilla, il presidente di Digital Magics, il presidente di Confindustria Piemonte e presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay, fino ad arrivate alla presidente di Zucchetti, Cristina Zucchetti.

Gli onori di casa sono del presidente Stirpe, nel suo ampio, lucido e significativo intervento: “Un ringraziamento particolare voglio farlo a Filippo, col quale abbiamo presentato il libro a Roma nei giorni scorsi. Al di là ogni considerazione anche di stretta attualità, la connessione tra leadership e l’intelligenza artificiale sarà il tema centrale nei prossimi mesi. Aver fatto uno sforzo per far ragionare gli addetti ai lavori su quelli che potranno essere gli scenari attuali e l’evoluzione nel futuro credo che sia una grande nota di merito. Voglio ringraziare il mio amico Agostino Santoni, di averci onorato della sua presenza perché Agostino è una delle massime intelligenze in questo tema nel nostro Paese e non solo. Il fatto che sia venuto qui per portarci il suo contributo, ritengo che sia un grande onore per noi, per il Frosinone oltre che di arricchimento generale”.

UNA PASSIONE LUNGA OLTRE 20 ANNI – “Nel libro Filippo ha voluto che dessi un contributo personale. Mi piace ricordare due aspetti: siamo qui in questa sala perché lo stimolo a dare questo contributo è venuto proprio dal calcio e poi si esteso ad altri ambiti di attività che io ricopro. Filippo era incuriosito dal Frosinone e da questa passione che dura ormai da oltre 20 anni. Che è partita essenzialmente da questo tipo di stimolo: cercare di far parlare questo territorio per altri aspetti, molti di essi negativi, che non fossero quelli legati ai soliti stereotipi. Vi racconto un episodio: una volta all’estero mi capitò di stare vicino ad un italiano, aveva un accento come il nostro e mi disse, a mia domanda, che lui era di… vicino Roma. Evitò di dirmi che era della provincia di Frosinone. Purtroppo ogni tante queste cose le vedo e le sento ancora oggi, gente che disconosce le proprie origini. Le cose che faccio a Frosinone partono dall’idea di dimostrare che anche qui si può riuscire a fare cose positive se c’è impegno, se ci sono risorse. Ho voluto ad esempio fare l’ITIS Meccatronico del Lazio Meridionale perché ritengo che bisogna evitare in primo luogo che i giovani vadano via dal nostro territorio. Che non deve perdere energia e quindi spegnersi lentamente. E debbo dire che il nostro Meccatronico ha un tasso di occupazione al 100%, unico in Italia. Queste attività, e il Frosinone calcio ne fa parte, avevano l’obiettivo di far parlare in modo diverso il nostro territorio. In questo momento ci stiamo sforzando di farlo diventare un fenomeno diffuso ma è evidente che col tempo serviranno della ‘cinghie di trasmissione’, altrimenti si rischia di far diventare il tutto come una cattedrale nel deserto. La stessa cosa ho fatto a Fiuggi, cercando di far rivitalizzare un marchio che stava morendo progressivamente malgrado avesse una sua valenza. Ecco, questi i tratti distintivi di quelli che io definisco ceto dirigente. Si è ceto dirigente non perché si ha una bella macchina o una bella villa ma perché ci si mette al servizio degli altri in un modo maggiore di quanti non facciano meglio. Non mi piace la parola classe dirigente perché evoca una ideologia politica e non va bene”.

IL CUORE DELLA LEADERSHIP – “Voglio anche ricordare due cose che ho scritto nel libro e cioè quali sono i tratti distintivi della leadership. Tre aspetti che per me sono centrali, il primo: in 42 anni di attività nel mondo imprenditoriale ho sempre pensato una cosa e cioè che bisogna saper distinguere tra imprenditore e impresa. Non sempre gli interessi dell’impresa collimano con quelli dell’imprenditore. Spesso quello che serve all’impresa non è la stessa cosa di quello che sarebbe il desiderio dell’imprenditore. Bisogna sempre considerarla come una creatura distinta da chi l’ha posta in essere. Secondo aspetto che un bravo manager deve avere nella azienda: saper distinguere chi fissa gli strumenti e chi gli obiettivi. Con mio padre, ricordo, gli dicevo: bisogna capire chi fa cosa. Se tu fissi gli obiettivi, gli strumenti li fisso io; se gli obiettivi li deve fissare qualcun altro allora gli strumenti li fissi tu. Non possiamo fare contemporaneamente le due cose. E’ un credo al quale nelle mie aziende ed anche in Confindustria non ho mai rinunciato. L’imprenditore fissa gli obiettivi, i manager mettono a disposizione gli strumenti. E debbono essere sempre obiettivi misurabili, non possono essere astratti. Arriviamo al terzo punto della leadership: non bisogna aver paura dei collaboratori che sappiano più cose di te. Quando in un’impresa entra qualcuno che io riuscivo a valutare che sapeva più cose di me, io ero contento. Quello significava che l’impresa aveva un arricchimento rispetto a quello che l’imprenditore gli poteva dare. Ho enunciato tre aspetti-cardine: l’impresa è una cosa e l’imprenditore un’altra cosa, gli strumenti e gli obiettivi non possono essere confusi, infine non bisogna mai aver paura di chi ne sa più di te. Io ritengo che miscelando questi ingredienti ci possano essere dei buoni motivi per avere una leadership efficace”.

E’ il momento di Filippo Poletti, l’autore del libro. Che ha portato alla ribalta con un volume di oltre 300 pagine, il tema di attualità: l’intelligenza artificiale. Poletti esordisce in maniera simpatica: “Dico grazie 5 volte al presidente Maurizio Stirpe. Sgombero il campo: non sono qui per dire di essere stato acquistato dal Frosinone…”. Gli fa eco lo stesso Presidente: “Saresti lontano dalla politica che facciamo perché noi puntiamo solo sui giovani…”.

LE TRE ‘C’ DELLA LEADERSHIP – E ancora Poletti: “Allora posso permettermi di dire che porto fortuna al Frosinone? Son venuto allo stadio ed ho visto una partita straordinaria. Nel terzo capitolo del libro, come dice il Presidente parliamo di questa grande rivoluzione, la leadership del gol. La leadership delle tre C, rispettivamente collaborazione, cuore e cervello – ha spiegato Poletti – è il segreto del successo. È una sorta di “trizona”, che parte dalla sinergia creata all’interno dello stesso team. La leadership di oggi è collaborativa o collettivistica, perché il fattore chiave per raggiungere traguardi positivi è, appunto, il “noi”. Il Frosinone è un esempio virtuoso di leadership condivisa: c’è un presidente-imprenditore, qual è Maurizio Stirpe, un ex giocatore dirigente sportivo qual è Guido Angelozzi, l’allenatore Eusebio Di Francesco, un secondo allenatore, i preparatori tecnici, i collaboratori, il match analyst Stefano Romano, chi si occupa del recupero infortuni, i giocatori in campo e tutto il resto della società».

LA SIMBIOSI TRA UOMINI E TECNOLOGIA – “Accanto alla collaborazione tra le persone – ha aggiunto Poletti – il leader deve sviluppare la collaborazione con la tecnologia, che nei prossimi anni si baserà sempre di più sull’uso estensivo dell’intelligenza artificiale. Pensiamo, ad esempio, all’apporto odierno delle pettorine e dei parastinchi intelligenti o smart, che inviano dati rilevanti alle società sportive e alla Lega Calcio, grazie ai quali è possibile fare analisi quantitative e qualitative per stabilire, da parte degli allenatori, i carichi di lavoro dei giocatori in allenamento, individuare le aspettative di gol, i punti di forza con le palle inattive oppure ancora le situazioni di cross. Compito di un leader quale deve essere il tecnico di una squadra di calcio è quello di tradurre i dati in intuizioni di gioco. Lo sanno bene i grandi allenatori come Joachim Löw, che ha sfruttato i SAP match insights, arrivando in finale agli Europei con la nazionale tedesca e vincendo i Mondiali disputati in Brasile. Lo sa bene Di Francesco, che anni fa al Sassuolo al centro di analisi dei dati di Mapei e dal 1° luglio 2023 alla Città dello Sport di Ferentino del Frosinone ha maturato una grande esperienza nell’analisi degli stessi dati».

IL CUORE BATTE SEMPRE – La collaborazione tra le persone e quella con le nuove tecnologie, tuttavia, non basta per vincere una o più partite: «Serve – ha chiarito Poletti – anche il cuore, ossia l’attenzione anzitutto ai giocatori, ai collaboratori e ai tifosi. Il vero leader deve essere un ottimo psicologo e, allo stesso tempo, il capo. Il leader di cuore o di ‘prossimità’ agisce con le orecchie, ascoltando attivamente; agisce con la bocca, dettando le regole e dando la carica come fa Di Francesco appassionatamente a bordo campo durante le partite; agisce con il corpo, abbracciando i giocatori al centro del campo come si è visto dopo la partita tra il Frosinone e il Cagliari; e, infine, agisce, vivendo i valori della società».

Da ultimo – ha concluso Poletti accanto al presidente Stirpe, al tecnico Di Francesco e al vicepresidente di Confindustria Santoni – assieme alla collaborazione e al cuore, «la leadership di una società di calcio deve dimostrare di avere cervello, usandolo per ottenere gli obiettivi prefissati, dalla vittoria delle partite fino al raggiungimento della sostenibilità economico-finanziaria e allo sviluppo dell’attrattività del territorio. La leadership praticata dal Frosinone può insegnare al mondo delle imprese non calcistiche almeno tre cose: l’adattamento in tempo reale dello schema di gioco, perché occorre individuare e adottare prontamente nuove soluzioni a seconda delle situazioni, l’innovazione continua, perché non è vero che “squadra che vince non si cambia”, ma bisogna sempre guardare al domani, e, infine, la misurazione o confronto periodico con chi sostiene l’impresa, perché ogni settimana nel calcio bisogna rendere conto a migliaia di tifosi che seguono, come nel caso del Frosinone, la squadra del cuore in casa e in trasferta con grande affetto».

L’ESPERIENZA DEL TECNICO DI FRANCESCO – Anche mister Di Francesco ha giocato la sua ‘partita’. Un match fatto di giocate di fino e di analisi che spiegano la sua grande capacità di leggere calcio: “Ringrazio Poletti e il presidente Stirpe per avermi invitato a partecipare a questa interessante mattinata. Per quanto mi riguarda questa è tutta comunicazione e crescita. Ho letto con attenzione il libro, le cose che ha detto il Presidente nel libro stesso. Io vengo da una famiglia che ha avuto delle attività commerciali, a me piace ascoltare quando c’è da migliorarsi. Per aprirsi a questo modo non bisogna mai smettere di essere curiosi e di voler imparare. Andiamo al cuore del problema, all’Intelligenza artificiale: quando giocavamo esisteva ‘l’occhiometro’, quello che ci ha permesso anche di poter fare delle scelte veloci. Cosa succede in una partita? Per poter mettere una formazione ideale ci posso mettere anche 10 giorni. C’è incertezza che ti fa restare nel limbo e poi la mia incertezza, che ritengo positiva, che ti fa spostare le caselle e ti fa aprire la mente a nuove soluzioni. Io credo che questa incertezza positiva si lega all’intelligenza artificiale, all’immediatezza delle decisioni. In partita ti basi su quello che stai vedendo. Per quanto riguarda l’uso degli strumenti, credo che siano di grandissimo supporto. Vi racconto un episodio: al Sassuolo si parlava tanto di questi aspetti, ricordo gli incontri con il mio ex presidente, dottor Squinzi, dal quale ho imparato tanto. Capitava che c’erano dei ragazzi che pensavano di essere diventati bravi. C’era un attaccante che faceva gol e che in allenamento dimenticava… di dare il meglio. Decisi di farlo venire in ufficio, dopo che avevo avuto i dati dei suoi allenamenti, e gli chiesi: Simone, come ti sei allenato? E lui: benissimo, come sempre. Gli dico: bene, questi sono i dati del gps che ti riguardano ed ora vedi i dati del tuo competitor. Tu giochi e lui no, hai 2 giorni di tempo per rimetterti a posto sennò gioca lui. Lui guarda i dati e dice: mister ha ragione. Arrivava al campo e mi chiedeva alla fine come si era allenato. Ecco, torniamo al cuore, alle motivazioni. Ma senza quei dati non si sarebbe mai allenato bene per giocare. Sia chiaro: non deve essere il Gps che fa la formazione, come non può essere un algoritmo a decidere quale calciatore comprare. E’ fondamentale avere l’occhio, il famoso ‘occhiometro’. A mio parere il cuore, la tecnologia e la competenza vanno messe insieme. La capacità di ascoltare deve essere fondamentale, e vale anche per me quando debbo ascoltare il mio Presidente, il mio Direttore e i miei giocatori. Il libro ‘Smart leadership Canvas’ lo leggerò e ne farò buon uso ma dico che alla base di tutto ci sono le relazioni”.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E UOMINI, IL MONDO DI SANTONI – Il presidente Stirpe lo ha presentato nel suo intervento come una delle massime intelligenze in questo tema nel nostro Paese e non solo. Il vice presidente di Confindustria con delega al digitale, Agostino Santoni, delizia la platea con pillole di grande autorevolezza in materia da manager di livello internazionale: “Grazie per la bella collaborazione. Un po’ di considerazioni, partendo dai ringraziamenti al presidente Stirpe. Sottolineo la modernità del suo stile, l’immagine è il percorso che ha fatto con il suo team. Quando mi ha chiamato, non ho esitato. Io mi occupo da sempre di tecnologia, nasco come tecnico. Nel mio lavoro ho conosciuto parecchi presidenti di Club di calcio, oggi ufficialmente ne aggiungo un altro. Ho collaborato con il presidente Moratti, sto collaborando con il Real Madrid e il presidente Butragueno sul ripensamento delle infrastrutture. E nel passato ho collaborato con l’Hoffenehim. Il Presidente che è trovato più stimolante è stato quello del Siviglia. Fui invitato perché voleva assegnarmi la sponsorship del club, con me un collega americano. La sua sala riunioni sapete quale era? Lo spogliatoio. Ci disse che questo era il posto più importante della Società, il posto dove si creano risultati. E allora quando penso all’intelligenza artificiale, non credo che potrà essere protagonista dentro lo spogliatoio. Non potrà mai sostituire quell’occhiata, quella sensazione, quell’intuizione. Queste componenti rimangono legate alle persone. Maurizio Stirpe ha detto: prima di pensare ai calciatori io penso ad una squadra forte di management forte che mi aiuteranno a trovare le migliori risorse ed a valorizzare gli uomini, i calciatori. Quando riesci a dare uno scopo all’interno di una organizzazione, lo scopo che è più ampio di quello legato ad una partita di calcio, le persone lo ‘respirano’. E tutti ne beneficiano. Io per lavoro seguo 21 Paesi, ognuno ha una sua cultura. Quando trovi uno ‘scopo’, le persone ti seguono ovunque. Un esempio personale, da manager di un’azienda per oltre 10 anni. Quando entrai dissi che bisognava dare un forte contributo alla digitalizzazione del Paese mentre facevano i nostri numeri. Come dire: lo stadio di Frosinone come luogo dove si giocano le partite o anche come posto di aggregazione? Io metterei le mie energie anche sul secondo aspetto. E allora ci dicemmo, all’epoca: attraverso i nostri investimenti vogliamo dare una seconda chance alle persone, per sette anni siamo stati premiati come miglior azienda. E il fattore umano ebbe un ruolo fondamentale. I miei azionisti erano dall’altra parte del mondo. Noi facemmo un progetto di formazione per i detenuti di un Istituto di pena. Al nostro azionista, un Ceo americano, dissi: dobbiamo fare un progetto bellissimo con il presidente di una grande Banca, in un carcere e gli chiesi di venire in Italia. Abbiamo fatto questa attività nel carcere di Bollate e lui disse subito sì. Se tu aumenti la confidenza, grazie all’energia che deriva dallo scopo, l’energia che ti danno le persone la restituisce prendendo più rischi ma riesci anche a dare di più alle persone. Essendo un fan della tecnologia anche l’intelligenza artificiale sarà un mio compagno di viaggio ma non ci dobbiamo innamorare. Ma ricordiamo che la leadership ha a che vedere con le persone. Ma il gioco principale non lo risolve l’intelligenza artificiale, sarà sempre l’allenatore a dover indicare e decidere, scegliere e valutare”.

Era in sala, per una volta dalla parte del pubblico anche il direttore dell’Area Tecnica giallazzurra, Guido Angelozzi. Il suo intervento prende spunto da una domanda di un cronista sul parallelo tra il Sassuolo di ieri, del compianto patron Giorgio Squinzi, e il Frosinone del presidente Maurizio Stirpe: “Ho lavorato nel Sassuolo e certi numeri li conosco. Squinzi con il calcio ci ha rimesso soldi. Come il presidente Maurizio Stirpe. La famiglia Squinzi aveva 82 aziende nel mondo, il Sassuolo faceva parte della galassia di queste aziende e faceva parte del bilancio consolidato del Gruppo. Ma Sassuolo aveva un bacino economico importante, a livello di sponsorizzazioni. Diciamo anche che il calcio regala comunque un’immagine importante ma è solo un ‘ristoro’ parziale per queste Proprietà. Aggiungo un’altra cosa: la città di Frosinone (certi tifosi e non tutti, ndr) deve capire deve sapere che questo Club lotta ogni giorno contro i titani, contro grandi Gruppi. Bisogna rendersi conto per bene di questo aspetto. Capisco che il mio intervento tocchi un argomento che non riguarda la materia della conferenza ma ieri ci sono rimasto male quando il mister ha sostituito Cheddira: ci sono stati fischi al ragazzo. Ma non sapevano contro chi lottiamo?”.

PRO E CONTRO, INTELLIGENZA & LEADERSHIP NEL CALCIO – La chiusura è del presidente Maurizio Stirpe: “Secondo me come tutte le cose della vita ci sono aspetti che uniscono ed altri che dividono. L’importante è concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno. L’intelligenza artificiale se deve essere uno strumento attraverso il quale miglioriamo il nostro modo di vivere, allora dobbiamo essere favorevoli ed accettarla. Il famoso ‘scopo’ del quale parlavamo prima. Allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che tutte le innovazioni possono portare dei rischi e bisogna essere bravi a minimizzarlo. Il calcio che va in Arabia? Nessuno si pone una domanda: perché va in Arabia? Semplicemente perché qui in Italia non ci sono le risorse per poterlo sostenere ed alimentare le aspettative dei proprietari del calcio che sono i tifosi. In Arabia danno 22 milioni, in Italia ne avrebbero dati 4. Non bisogna fare tanti ragionamenti ipocriti su questo tema. Se lo ‘scopo’ è aumentare la qualità della manifestazione e la competitività, non bisogna essere ipocriti se si va all’estero. Se l’obiettivo è accrescere la qualità, lo strumento lasciatelo decidere a chi deve garantire quello spettacolo”.

Fonte: Ufficio Stampa Frosinone Calcio

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