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Castillo, il doppio ex: «Dai discorsi di Stirpe alla prima Serie A in Salento. Vi racconto il mio Lecce-Frosinone»

L'ex attaccante argentino ha giocato con entrambi i club: «In Ciociaria un anno bellissimo, il presidente già all’epoca era un visionario. A Lecce ricordi indelebili nonostante la retrocessione…»

Manca ormai pochissimo all’atteso confronto della sedicesima giornata di A tra Lecce e Frosinone. José Ignacio Castillo, un anno vissuto con la maglia giallazzurra e idem con quella dei salentini, seguirà con curiosità la gara del “Via del Mare” tra due formazioni in lotta per gli stessi obiettivi. Tanta qualità e talento a contraddistinguere una partita che si preannuncia interessante agli occhi dell’ex attaccante argentino. E in attesa che la palla passi al campo, “Nacho” – attualmente allenatore dell’Under 20 del Santamarina – ha presentato l’incontro a Calcio Frosinone, ricordando le belle emozioni provate in queste due piazze.

Castillo, immaginiamo che quella di oggi per lei  sarà una partita speciale. Cosa si prova a essere un doppio ex di queste due squadre?

«Certamente c’è tanto orgoglio, soprattutto vedendo i percorsi compiuti da entrambe. All’epoca, nei miei anni, il Lecce era in A mentre il Frosinone competeva in Serie B. Ecco, riferendomi ai giallazzurri, ricordo perfettamente che già in quel periodo il presidente Maurizio Stirpe parlava di stadio nuovo, inserendo in molti suoi discorsi il termine programmazione. E questo dimostra quanto la serietà e la lungimiranza, alla fine, tendano a ripagare. Oggi i due club sono cresciuti sensibilmente sotto ogni aspetto e vederli così solidi è per me motivo di felicità».

Frosinone e Lecce, insieme al Bologna, sono le sorprese più belle di questa Serie A?

«Sì, non c’è dubbio. Queste tre formazioni stanno facendo vedere sin da inizio stagione grandi cose, nel segno del bel calcio. Giocano bene, divertono e convincono. Chiaramente manca ancora tanto al termine del campionato, però quanto mostrato finora merita soltanto elogi».

Nelle retrovie spicca la mano di Guido Angelozzi e Pantaleo Corvino, due “architetti” old style ma sempre efficaci. È d’accordo?

«Pienamente. E la cosa non mi sorprende, visto che stiamo parlando di due esperti dirigenti. Conoscono il calcio in tutte le sue sfaccettature, hanno fiuto per il talento e sanno come allestire organici importanti programmando anche gli anni successivi grazie ad innesti mirati. I loro curriculum parlano da soli, non serve aggiungere altro».

Passando al campo, che partita si aspetta?

«Diventa difficile dirlo. Si tratta di squadre che se la giocano a viso aperto, non concedendo spazio a calcoli vari. Gli episodi ed i duelli individuali si ritaglieranno un ruolo importante. Sarà un match bello da vedere».

Le piacciono i progetti tecnici di Di Francesco e D’Aversa?

«Tantissimo perché sono due allenatori moderni. Le loro squadre, come detto in precedenza, costruiscono bene e non buttano mai via la palla. E poi, aspetto non di poco conto, fanno giocare i giovani senza porsi troppi problemi. A Frosinone ed a Lecce hanno trovato la dimensione ideale per lavorare con serenità, portando avanti idee ben precise».

Due giocatori per parte che l’hanno piacevolmente colpita?

«Soulé, in chiave Frosinone, sta facendo grandi cose e nominarlo sarebbe scontato. Però, preferisco privilegiare il concetto di squadra rispetto ai singoli. Nelle due formazioni finora credo che abbia fatto la differenza proprio il modo che hanno di stare in campo e la compattezza nelle due fasi. Attaccano e difendono con tanti uomini, questo la dice lunga. Del resto, quando si va così bene vuol dire che si è lavorato al meglio a livello di squadra».

Qual è il primo ricordo che le viene in mente pensando all’esperienza in Ciociaria?

«Il presidente Stirpe. Una persona seria, gentile e di grande visione. Pensare al 2006, anno in cui arrivai a Frosinone, e vedere ciò che il club rappresenta oggi, mi rende felice. Con un presidente del genere non poteva essere diversamente».

E di Lecce che memoria conserva?

«Altrettanto positiva. Il Lecce e la famiglia Semeraro mi hanno dato la possibilità di giocare in Serie A, motivo per cui sarò sempre riconoscente a loro. Custodisco in me tutti i bei momenti vissuti in quella stagione, nonostante l’epilogo dolente della retrocessione. In termini personali feci molto bene e questo mi diede la possibilità di affermarmi in massima serie col trasferimento alla Fiorentina».

Un pronostico per oggi?

«Non sono un mago, per cui diventa impossibile fare pronostici. Ripeto, gli episodi ed i duelli saranno determinanti. Da osservatore esterno guarderò con piacere questa partita. Un caro saluto a tutti i tifosi del Frosinone e del Lecce, che vinca il migliore».

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