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Da “La ciudad feliz” alle magie nel Frosinone: Matías Soulé, storia di un predestinato

Alle origini di Matías Soulé con Alberto Curuchet, allenatore che portò il talento argentino all'età di 7 anni tra le fila del Club Atlético Kimberley

Al termine della chiacchierata parte la ricerca delle foto. I risultati arrivano con semplicità e trasmettono limpidezza. Matías Soulé ha il sorriso stampato sul volto, felice insieme ai suoi compagni. Le descrizioni raccolte, poi, completano il quadro. Il ragazzino si libera dalle marcature dei rivali con disinvoltura. A testa alta, muovendosi con eleganza sul fronte offensivo. «Se ci pensate, vedendolo oggi non è cambiato niente. Dribbla e segna come agli esordi. È uno spettacolo». Alberto Curuchet non ha dubbi, né tantomeno si lascia invadere dallo stupore. Fu proprio lui, nelle vesti di allenatore, a portare il piccolo Matí tra le fila del Club Atlético Kimberley. Non coglierne con immediatezza le doti sarebbe stato un sacrilegio: «Aveva appena 7 anni – il ricordo a “CalcioFrosinone” – ma trattava il pallone con una tecnica sopraffina. Fece un primo provino, inutile dire come andò. Da quel momento rimase direttamente in squadra».

L’INIZIO – Dall’Argentinos del Sur ai campi del Dragón Verde di Mar Del Plata, conosciuta anche come La Ciudad Feliz. Felice come quel bambino, desideroso di mettere in mostra le proprie qualità e arrivare lontano. «Timido e rispettoso fuori, nel rettangolo verde si trasformava in un leone. Contenerne l’impeto e la fame di vittorie era un’impresa». Ad accompagnarlo l’umiltà dei suoi genitori, pronti ad alimentare sogni e speranze a suon di sacrifici: «Era una gioia vederli insieme – rammenta Curuchet – in ogni occasione. Dagli allenamenti alle partite, lo accompagnavano sempre senza fargli mai mancare il loro supporto. Seguivano Matí ovunque e devo dire che, guardando all’attualità, gli sforzi sono stati ripagati alla grande». Papà Nestor e mamma Virginia, figure guida nel percorso di un predestinato.

FÚTBOL – Perché quando si parla di talenti così cristallini, il destino non può che ritagliarsi uno spazio determinante. Anzi, nella maggior parte dei casi andrebbe definito imperante per le modalità poetiche con cui delinea prospettive di dimensioni paradisiache. E Curuchet, quando parla di Soulé, viaggia su questa lunghezza d’onda. Percorre traiettorie che parlano di fútbol, trasmettendo amore e passione. La stessa che traspare vedendo all’opera “El Flaco”. Quando calcia la sfera con quel fatato sinistro, quando pennella assist che sembrano arrivare dal futuro cogliendo spazi in apparenza inesistenti: «In Italia lo state vedendo, ma non credete che sia cambiato molto rispetto al passato. Matias padroneggia nel ruolo, svariando su tutto il fronte offensivo e incidendo anche in termini realizzativi. Merito anche del Frosinone che gli sta garantendo continuità e soprattutto fiducia». Un bel riconoscimento al club giallazzurro che arriva dall’Argentina, a testimonianza del fatto che, quando si lavora bene, non vi siano confini interpretativi. C’è solo l’oggettività.

SOGNO ALBICELESTE – Dal memorabile 3-1 inflitto al Banfield futsal ai numeri collezionati finora in Ciociaria, senza dimenticare la grande esperienza vissuta nel Vélez e l’arrivo in Italia alla Juventus che ora ne monitora con interesse l’evoluzione. Il cammino di Matí è come un fiume in piena difficile da arrestare. Oggi, nei top 5 campionati europei, è il secondo giovane più performante alle spalle di un gioiello come Jude Bellingham. Sognare un futuro nella Selección Argentina non è atto utopistico: «Tutto va verso questa direzione – il pensiero di Alberto Curuchet – e niente potrà ostacolarlo. Sarà importante mantenere alto il livello di continuità per integrarsi pian piano con lo zoccolo duro della Nazionale. Ma il tempo si pone certamente in una posizione a lui favorevole». In tal senso, alcuni primi passi sono stati già compiuti dal ct Lionel Scaloni. Questione di mesi o pochi anni, però nel mentre c’è un presente che parla ciociaro. Un altro sogno che sta dispensando emozioni a raffica: «Gli auguro il meglio – il messaggio dell’ex allenatore – per il grande giocatore e per la bella persona che è. Bella, del resto, come la sua famiglia». Per spiccare il volo e consacrarsi in maniera definitiva. Matias Soulé, storia di un predestinato. 

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