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Frosinone, l’ex Giannitti: “Stare al fianco di Stirpe per me è stata una scuola”

L’ex DS ricorda i tempi in Ciociaria: “Senza dubbio il momento più gratificante è stata la prima storica promozione in Serie A”

Il direttore sportivo Marco Giannitti è intervenuto a footballnews.24, dove ha raccontato la sua esperienza al Frosinone. In Ciociaria l’ex Ds giallazzurro ha vinto ben tre campionati, due di B e uno di C.

Lei è stato protagonista con il Frosinone del doppio salto, dalla Serie C alla Serie A. C’è un momento di quei cinque anni che ricorda con maggiore emozione?

“Scegliere un solo momento per un’esperienza così lunga e intensa è un po’ difficile – spiega il DS a footballnews.24 – . Senza dubbio il momento più gratificante è stata la prima storica promozione in Serie A e vedere negli occhi del presidente Maurizio Stirpe la realizzazione del sogno del suo amato papà Benito, sogno che agli occhi dei più era un’utopia. Il secondo che voglio ricordare è quello del saluto alla piazza dalla quale ho ricevuto un affetto e una stima che mi accompagnano ancora oggi”.

Quanto è stato importante per lei, lavorare con un presidente come Maurizio Stirpe?

“Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di lavorare con alcuni grandi presidenti che ancor prima del calcio, si sono distinti sia come imprenditori che nella società civile per le loro qualità umane. La ringrazio di darmi la possibilità di ricordare, tra tutti, oltre a Fabio Piccone, a cui devo l’inizio della mia carriera a Celano e che purtroppo è venuto a mancare troppo presto, il presidente Maurizio Stirpe, che ha raccolto il testimone da suo padre Benito nella missione di valorizzare il territorio della Ciociaria a 360 gradi: dal punto di vista economico, sociale e sportivo. Stare al suo fianco, negli anni al Frosinone è stata per me una scuola: ho imparato a coniugare l’agonismo e la passione che già mi appartenevano da atleta, alla professionalità, la serietà, la pazienza, la correttezza e la capacità di mediare”.

Il Frosinone è una delle poche società, a disporre di un impianto di proprietà. Quanto è importante nel calcio di oggi avere una stadio di proprietà e perché si investe poco nelle infrastrutture?

“Torniamo al discorso che facevamo prima, all’importanza della programmazione a 360 gradi che coinvolga anche e soprattutto, oltre l’aspetto sportivo, le infrastrutture e all’importanza di avere a capo delle società presidenti dalle comprovate capacità imprenditoriali che abbiano a cuore anche la crescita del territorio.

Le faccio un esempio. Nel primo anno di Serie A con il Frosinone facemmo 31 punti e rimanemmo in gioco per la salvezza fino alla penultima giornata di campionato. La priorità era un’altra, era la realizzazione dello stadio. È la sostenibilità e la programmazione a garantire la sopravvivenza, l’affermazione e la crescita del club. Chi punta solo al risultato sportivo immediato senza porre solide basi è destinato a scomparire e di esempi di meteore negli ultimi anni c’è ne sono tanti”.

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