C’è una parte del lavoro di Di Francesco che non è possibile quantificare nei numeri. Il suo Frosinone, dopo 13 giornate, è decimo a quota 18 punti con 5 vittorie, 3 pareggi e 5 sconfitte, 19 gol fatti, 21 subiti. È a -3 dal quinto posto occupato dalla Roma, addirittura a +1 sulla Lazio. Ma c’è dell’altro: l’allenatore incide certamente sulla formazione e annessa valorizzazione del talento, aspetto quest’ultimo che non può avere un indice di misura se non attraverso il mercato. Di sicuro, oggi gran parte dei giocatori sono molto più preziosi, e costosi, rispetto a quando sono arrivati in estate. Il buon Eusebio si sta confermando insegnante di calcio, abile nella gestione del gruppo e brillante nella capacità di esaltare le qualità migliori dei suoi nel solco di una proposta offensiva armoniosa. Doti molto care al club presieduto da Maurizio Stirpe, che ha deciso di adottare una strategia fondata proprio sulla crescita dei giovani e sul rispetto di parametri economici sostenibili affidandosi alle capacità dirigenziali di Guido Angelozzi.
CRESCITA – Oggi quella giallazzurra è una squadra che cerca di stabilizzarsi in A con un gruppo che il mercato ha rimodellato totalmente rispetto al passato. Eppure, DiFra è riuscito ad incidere subito diffondendo idee e mentalità. Emerge la giusta base di elementi di proprietà, impreziosita da altri giunti all’ombra del Campanile con la formula del prestito. Monterisi e Oyono, ad esempio, sono diventati dei punti fermi. Il primo sta vivendo un momento a dir poco magico: decisivo nel finale col Genoa, si sta imponendo a suon di personalità e solide prestazioni a presidio della retroguardia. Il tocco servito a Soulé spiega anche l’ascesa giallazzurra di Anthony: con Grosso in B si era già intravisto qualcosa, adesso invece stanno emergendo le sue moderne potenzialità. Accentra spesso la posizione per creare superiorità in mezzo al campo, spinge tantissimo e migliora anche a livello difensivo. Mazzitelli, Marchizza e Gelli si aggiungono alla lista, senza dimenticarsi di Harroui il cui ritorno dall’infortunio è atteso a breve: apparentemente anonimi nelle rispettive possibilità di incidere, sono pian piano diventati sempre più determinanti. Uno scenario reso possibile dal calcio offensivo praticato, privo di logiche speculative e semplicemente guidato dal desiderio di fare risultato dispensando divertimento.

LAVORO – Nei prossimi mesi la mission, chiaramente, proseguirà. Il 17enne Ibrahimović, lanciato senza timori, sta alzando il livello di partita in partita. E il Frosinone, comunque vada, ci guadagnerà visto che lo ha preso dal Bayern Monaco in prestito con diritto di riscatto fissato a 3,5 milioni e controriscatto a favore dei bavaresi a 11 milioni (nel 2024) e 15 milioni (nel 2025). Operazione top, così come quelle che hanno portato Barrenechea, Soulé e Reinier in Ciociaria. Nonostante siano trasferimenti secchi a titolo temporaneo, il lavoro di campo sta pagando in maniera evidente. Padrone delle geometrie in mediana il primo, uomo “Oltre” per visioni e illuminanti giocate il secondo. Tra l’altro, con DiFra sta trovando continuità anche in termini realizzativi e la rete rifilata al Genoa è divenuta la sesta stagionale.

Una crescita esponenziale, tenuta d’occhio dalla Juventus, così come quella che sta coinvolgendo Reinier. Del resto, finire in prima pagina su As non è roba di poco conto e il Real Madrid monitora gli sviluppi con grande attenzione. Poi c’è Çuni, prospetto di proprietà a cui forse manca linearità di rendimento. Sarà compito dell’allenatore abruzzese coinvolgerlo con più frequenza, rendendolo incisivo davanti e tirandone fuori le forze realizzative. Aspettando Kaio Jorge, altro volto da cui tutti (a partire dalla Juve) si attendono enormi segnali di ripresa e parte integrante di un laboratorio che funziona a meraviglia: è il laboratorio Frosinone.


