Il destino a volte bussa con fare discreto, comunicando tramite messaggi nascosti. Ti lascia immaginare che tutto andrà per il verso giusto, fornendo sensazioni e impressioni. Domenica a Cagliari, con il Frosinone, ha riservato uno scherzo non da poco: un ribaltone clamoroso da 0-3 a 4-3 dopo 70’ di ottimo calcio e dominio. Un epilogo che mentalmente avrebbe potuto mandare ko chiunque, ma non la formazione di Eusebio Di Francesco. E ieri in Coppa Italia è arrivata la risposta migliore. Quella più attesa dall’ambiente, desideroso di vedere con immediatezza una reazione nel solco della qualità. A Torino i giallazzurri hanno buttato giù la porta con fare prorompente: due gol pesanti siglati in 120 minuti di fatica, culminati con l’atto conclusivo più bello nonché di portata storica. Perché mai prima d’ora si erano conquistati gli ottavi di finale della competizione tricolore. Chapeau, direbbe qualcuno.

CORAGGIO – Il Leone ha dato ancora una volta l’impressione di non conoscere mezze misure. La sua identità l’ha sempre manifestata, è vero. Ma quando lo si vede all’opera non c’è mai la sensazione che possa speculare: se la gioca sempre a testa alta senza timori reverenziali. Al cospetto del Toro lo ha fatto col piglio della grande squadra, approcciando bene e accettando poi gli inevitabili momenti di sofferenza. Ibrahimović e Reinier l’hanno decisa (intervallati dal momentaneo pari di Zima), Cerofolini l’ha indirizzata con interventi top. In linea globale, però, DiFra può ritenersi orgoglioso del carattere e della grinta dimostrata in campo dai suoi. Rudy Tomjanovich, allenatore degli Houston Rockets in Nba nel 1994 e 1995, affermava: “Non sottovalutate mai il cuore di un campione”. Una frase che ha fatto rapidamente breccia nella cultura sportiva americana e che, contestualizzata al Frosinone, fa venire in mente tante cose. Si gioca e incide con la qualità insita nei piedi, ovvio. Ma alla fine è l’anima a comandare. Del resto, una rivale come il Toro che enfatizza il concetto gasperiniano di uomo vs uomo e che esalta i duelli a tutto campo, la si può battere soltanto con coraggio e mentalità.
RISPOSTE – I ciociari ieri lo hanno confermato, trovando liete risposte da gran parte dei propri interpreti. La personalità mostrata da Ibrahimović, autore in avvio del gol dell’immediato vantaggio, è stata disarmante. Classe 2005, 18 anni da compiere a dicembre, ha battagliato alla grande scacciando via patemi interiori: propositivo in fase offensiva, attento in quella difensiva. Ma ancora, la solidità della coppia Okoli-Monterisi, l’affidabilità del già menzionato Cerofolini, la versatile padronanza di Lirola e l’incidenza dei cambi col trio delle Meraviglie sudamericano. Soulé si è confermato super, ma l’impatto avuto da Kaio Jorge e Reinier si è rivelato determinante. La rete confezionata da quest’ultimo all’8’ del primo tempo supplementare racchiude tutto: protezione palla dell’attaccante di proprietà della Juve lontano dalla porta avversaria che libera lo spazio lasciato “vuoto” dal centrale per l’inserimento del trequartista ex Dortmund. Note positive da prendere e portare a casa. Così come l’attitudine globale ad interpretare più moduli, sulla scia di un calcio fluido e funzionale nell’occupazione degli spazi. Ieri i giallazzurri si sono schierati dal 1’ con un 3-4-2-1, pronto a mutare pelle soprattutto nelle situazioni di non possesso grazie al contributo degli esterni. E il bilancio complessivo non può che dispensare fierezza mista ad ottimismo. Dopo Cagliari è proprio il caso di dirlo: il Frosinone c’è. Eccome se c’è.
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