«Il ruolo dell’Accademia, umiltà, lavoro e appartenenza»: Frosinone, alle origini di Bracaglia con Lunghi

Luigi Lunghi, presidente dell'Accademia Frosinone, racconta il difensore giallazzurro: «Che gioia la sua crescita ed il gol al Palermo, ci ho sempre sperato»

Un flashback fa tornare agli esordi. Sorrisetto vispo, sguardo concentrato e piede caldo. In ogni partita: «Aveva 5 anni la prima volta che lo vidi. Si presentò da noi, accompagnato dai genitori, per procedere con l’iscrizione alla scuola calcio. I suoi occhi manifestavano fame e sogni da realizzare». Inizialmente timido, presto risolutore: «Primi test, letture e chiusure». Chi parla è Luigi Lunghi, presidente dell’Accademia Frosinone. Una fucina di talenti del territorio provinciale, attualmente operativa nelle vesti di centro tecnico SS Lazio e che, per anni, è stata legata in modo importante all’universo ciociaro. E Lunghi è stato tra coloro che hanno introdotto Gabriele Bracaglia tra le fila del Leone, dando avvio ad una carriera che poi ha preso ulteriore sprint e che ora si è tinta di giallazzurro col Frosinone sullo sfondo. La squadra della sua città, espressione identitaria dei luoghi che ne hanno scandito la crescita.

GLI INIZI – Per arrivare al primo gol tra i professionisti siglato venerdì al Palermo, dinanzi alla sua gente, bisogna percorrerne di strada. Perché il classe 2003 si presenta all’Accademia mediante traiettorie mirate. «Tutto ha preso inizio con la nostra scuola calcio. Il punto di partenza per tanti ragazzi del territorio, desiderosi di realizzare i propri desideri e crescere in maniera sana grazie al loro sport preferito». Dall’oratorio San Gerardo ai campetti del Centro Sportivo Euro Club, tappe e tracce indelebili accompagnate in modo costante da un motto ben preciso. Testa bassa e pedalare, senza mai demoralizzarsi. Perché il piccolo Gabriele, nella propria mente, ha il sogno di diventare un giocatore del Frosinone: «Ricordo i momenti iniziali vissuti sui terreni collocati nella parte alta della città. Di questo giovane mi colpì subito la determinazione, alimentata da qualità fisiche importanti. E, soprattutto, dalla voglia di realizzarsi, puntando al massimo con umiltà e impegno». Doti innate, inizialmente inquadrate su un piano ludico ma poi proiettate in dinamiche meramente sportive e basate sulla competitività.

UMILTÀ – In Accademia, GB ha compiuto tutta la consueta trafila: «Dai campetti dell’Euro Club, ha proseguito con noi prima di completare il passaggio ai Giovanissimi del Frosinone Calcio e poi continuare fino alla Primavera». Supportato dalla famiglia, protezione e amore incondizionato nei momenti del bisogno: «I genitori gli sono sempre stati vicino. Te lo accorgi subito quando determinati rapporti non sono prolifici per il bambino, specie a fronte di aspettative o pressioni inopportune. Con Gabriele, invece, la famiglia è stata impeccabile. Ci tenevano, ma non hanno mai valicato i confini ed invaso la nostra sfera di competenza». Con un binomio fortemente incisivo: «Famiglia umile e ragazzo umile. Il connubio perfetto per far arrivare un talento lì dove merita di essere». E la felicità nel vedere Bracaglia, oggi, esultare sotto la Nord in una sfida dai contenuti tutt’altro che banali come quella col Palermo, assume dei connotati identificativi dominati dall’assolutezza: «Ci ho sempre sperato. Ritengo sia il giusto premio per il percorso compiuto e per i tanti sacrifici messi in atto».

FUTURO – Di aneddoti da ricordare ce ne sarebbero. Quando il piccolo Gabri aveva 12 anni, il Frosinone conquistava la sua prima promozione in A ed i tanti bambini dell’Accademia applaudivano con ammirazione le gesta della banda Stellone. Era il Leone di Mirko Gori, un altro ciociaro doc. E chissà se Bracaglia non possa ripercorrere, con ancor più successo, quanto applicato dal “Cobra” di Tecchiena. Lunghi ne è convinto: «Ha margini importanti, necessita soltanto di fiducia e continuità di impiego». Quella che ha avuto da piccolino durante le prime trasferte in casa delle migliori: «A Torino contro la Juventus, a Milano contro Milan ed Inter. Il nome dell’Accademia Frosinone brillava anche grazie alle prestazioni di Bracaglia, il quale sicuramente si è formato ancor di più con quelle esperienze al cospetto delle big. Vederlo oggi così affermato mi riempie di gioia, nonostante i nostri percorsi si siano divisi». E l’auspicio è uno: «Gli auguro che la rete di venerdì, unita alle buone prove disputate, sia soltanto l’inizio di un brillante cammino». Con il lavoro dell’Accademia destinato a raggiungere vette sempre più alte: «Le strade con il Frosinone Calcio si sono separate, ora lavoriamo con la Lazio ma dentro di me spero sempre che i giocatori che escono dall’Accademia possano indossare, come Bracaglia, la maglia giallazzurra».

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