Avanti adagio. Con la consapevolezza di essere soltanto all’inizio di un percorso che rimane tortuoso e difficile. Ma, finalmente, si è rivisto in campo il Frosinone. I giallazzurri erano sull’orlo del baratro, reduci da una settimana intensa. Il cambio di allenatore obbligato su orientamento presidenziale, il ritiro a tempo indeterminato, l’ultimo posto in classifica e numeri impietosi: il testacoda di domenica con la capolista Pisa, sostanzialmente, vedeva i ciociari già sconfitti sul piano teorico. L’espulsione in avvio di Cichero sembrava il preludio ad una nuova giornata da incubo, invece la squadra ha tirato fuori un’ottima prestazione. Cuore, carattere e compattezza: le tre “C” che hanno alimentato l’ottenimento di un buon pareggio, utilissimo sul piano morale. Certo, da qui a parlare di crisi terminata ce ne vuole. Però l’inizio di Leandro Greco sulla panchina del Leone, al netto delle difficoltà, può essere valutato in maniera positiva.
TESTA – L’ex tecnico della Primavera, introdotto nel mondo dei “big” dal direttore Angelozzi con le stimmate del predestinato, non si è inventato nulla sul piano tattico. Il 3-5-2 lo si era già visto all’opera con Vivarini e la sfida di due giorni fa non ha introdotto rivoluzioni copernicane. Anche perché, del resto, incidere con appena cinque sedute di lavoro sarebbe esercizio complicato per chiunque. Greco ha lavorato soprattutto sulla testa e sulle motivazioni, ottenendo risposte incoraggianti dal campo. Disputare gran parte dell’incontro in dieci uomini ha enfatizzato ancor di più questa indole determinata dei giallazzurri, bravi a chiudere ogni linea di passaggio ai rivali toscani e rendendo ardue le possibilità di raggiungere la porta difesa da Cerofolini. È indubbio il fatto che il Pisa ci abbia messo del suo, palesando estrema lentezza nel giro palla ed eccessiva prevedibilità negli ultimi metri. Ma Marchizza e compagni hanno saputo reagire alle avversità, non senza disdegnare di provare a pungere in ripartenza una volta riconquistato il controllo della sfera. Il capitano e Gelli tra i migliori sotto ogni punto di vista: leadership, corsa e tanto altro ad accompagnare una prova da applausi.
FOCUS SALVEZZA – Prendersi il bello del pomeriggio dello “Stirpe” è cosa buona e giusta. Negare tutto il resto, però, sarebbe sbagliato e controproducente. A cominciare da un interrogativo: serviva mandare la squadra in ritiro per avere un sussulto di orgoglio in campo? Difficile rispondere in modo sicuro, ma il primo atto sentenzioso del rettangolo verde una risposta l’avrebbe fornita. E potrebbe dirla lunga sulla personalità di un gruppo che, comunque, i suoi limiti strutturali continuerà ad averli. Questo lo ha capito da tempo il “pubblico” di fede giallazzurra, rimbrottato dal presidente Maurizio Stirpe solo per una richiesta di fondo: vedere i propri beniamini terminare le partite con la maglia sudata. Un appello a cui l’altro ieri è giunta una replica concreta e gli applausi a fine match, forse, potrebbero rappresentare un nuovo inizio. Quello che dovrà condurre il Frosinone verso la permanenza in Serie B. Perché, al di là di discorsi tutti teorici su un possibile presidio della parte sinistra della classifica con vista playoff, il vero obiettivo dei giallazzurri – in linea con i loro limiti e con le difficoltà derivanti dagli infortuni – dovrà essere questo. Nella maniera più tranquilla possibile, ovviamente. Domani a Bolzano una nuova battaglia contro il SüdTirol, con l’auspicio che la positività continui ad imperare.


