Dal Pisa alla Sampdoria, il Frosinone si vede sotto una duplice dimensione identitaria. Due versioni opposte palesate in poco più di una settimana. Brutto e molle nella competizione tricolore, vivace e mai arrendevole nella prima di B. Nemmeno dopo il temporaneo ribaltone targato Doria i giallazzurri hanno mollato, rimanendo agganciati alla partita e ricevendo il giusto premio dal campo. Anzi, soltanto un miracolo di Ghidotti su Distefano nel finale li ha negato la gioia della vittoria. Poco importa che contro la squadra di Pirlo sia arrivato un pareggio: contava fornire risposte. Specie sul piano caratteriale, scacciando i fantasmi della medesima trama di Coppa pronta a rubare la scena e ad impensierire.
SEGNALI – Il 2-2 del “Benito Stirpe” ha certificato varie cose. In primis, l’impossibilità di sentenziare con approccio sufficiente il classico passaggio esistenziale da brocchi a fenomeni. Siamo pur sempre ad agosto e nessun tipo di giudizio può ritagliarsi matrici di assolutezza. Sarebbe più corretto dar credito ai segnali dispensati qua e là dal rettangolo verde per sviluppare analisi coerenti. E, di sicuro, la rotta della ricostruzione frusinate è ben tracciata. Il lavoro di Vivarini sarà essenziale per consentire di arrampicarsi sulle vette più alte della cadetteria e qualche indicazione, seppur condita da errori talune volte grossolani, ha cominciato ad evidenziarsi. Il mutevole 3-4-2-1, ad esempio, ieri ha prodotto scene interessanti. Molto nello sviluppo della manovra dalla mediana in su e nelle riaggressioni una volta perso il controllo della sfera, meno nel garantire continuità alla pulizia del palleggio e nella compattezza tra i reparti, spesso lunghi tra di loro con annesse praterie messe a disposizione della corazzata ligure. Però, in generale, alcuni principi imprescindibili del calcio del “Comandante Vivarini” si sono intravisti.
QUALITÀ E NECESSITÀ – Poi, nel contesto di squadra, sono emerse ovviamente le individualità. La costruzione ha dimostrato di pendere più a destra dalla parte di Ghedjemis (con puntuali spinte di Oyono J. ndr). Il talento di Farés è talmente oggettivo da risultare illuminante in alcune sue manifestazioni, soprattutto nelle accelerate che accompagnano i suoi uno contro uno. L’anima – e il palleggio – di Gelli, i riferimenti in regia di Darboe e l’incisività di Distefano, rappresentano altre testimonianze di incoraggiante positività. Basi su cui poter incidere nel quotidiano e all’interno di un sistema da migliorare. E da ampliare. Perché parallelamente al piano calcistico, è indubbio che si ponga su un livello altrettanto rilevante la necessità di un perfezionamento tecnico. Lo merita Vivarini, lo richiedono le sue idee. Il bisogno di intervenire sul mercato è ancora forte, a cominciare dalla difesa: bene l’esordio di Bracaglia, ma occorrono abilità e fisicità per sopperire all’infortunio di Cittadini (attualissimo il nome di Giorgini, ndr). Idem in mediana, dove urgono almeno due mezzali che garantiscano quantità e qualità. Alla Mazzitelli, per intenderci. Priorità scandite, alle quali vi si potrebbe aggiungere l’attacco e la ricerca di un bomber come ciliegina sulla torta. Insomma, il Frosinone è un cantiere aperto in cui la proposta di gioco dovrà inevitabilmente essere alimentata da interventi seri. Il pari con la Samp lascia in eredità aspetti positivi, unitamente alla consapevolezza di trovarsi soltanto all’inizio di un percorso difficile. Crescita e futuro passano da queste tappe.



Due difensori (centrale e sinistro), due centrocampisti e una punta che faccia 20 gol e siamo a posto.