Al triplice fischio del direttore di gara, la panchina del Frosinone si è lasciata andare ad un lungo abbraccio. Ha vissuto gli ultimi secondi in piedi, con grande partecipazione. Poi è esplosa in un’esultanza sentita, intrisa di contenuti emotivi. Insieme ai protagonisti in campo ed ai tifosi presenti nel settore ospiti, come una famiglia. Questo perché la necessità di far ritorno in Ciociaria con un successo superava qualsiasi altra cosa. Missione compiuta, recita l’epilogo conclusivo. Il modo migliore per avviare la marcia di avvicinamento all’ultimo atto della stagione contro l’Udinese. Una finalissima che potrebbe consentire ai giallazzurri di coronare il sogno della permanenza in Serie A. Vedendo la classifica, il quindicesimo posto occupato a quota 35 punti pone la squadra di Di Francesco in una condizione di apparente serenità. Domenica potrebbe bastare anche il pareggio, ma gestire a priori sarebbe l’errore più grande da commettere. E su queste basi si poggerà il lavoro settimanale che condurrà lo staff tecnico, pronto ad alimentare la consapevolezza del gruppo facendo leva sui tanti elementi positivi lasciati in eredità dal blitz di Monza. Meglio tardi che mai, viene facile sostenere. Perché, in primis, la zuccata di Cheddira (settima firma dell’anno, ndr) ha consegnato al Leone il suo primo colpaccio in trasferta della stagione. Un’affermazione nel complesso meritata, giunta al termine di una buona prestazione collettiva. DiFra ha capito che, dopo la manita rimediata dall’Inter, urgeva ripristinare un certo equilibrio in termini tattici. Minor ricerca del dominio, più copertura e velocità nel ribaltare il fronte una volta riconquistato il controllo della sfera. Ed ecco così che lasciare la gestione del possesso ai brianzoli (71% a 29% il confronto) si è rivelata la scelta corretta, confermata dal ridotto numero di occasioni pericolose concesse.
RIENTRI IMPORTANTI – La formazione giallazzurra è sempre stata sul pezzo e si è mossa in maniera armonica nelle due fasi. Ha giocato da squadra vera: bassa e corta nel possesso monzese, alta e propositiva nei momenti d’attacco. Inoltre, elemento non di poco conto, non si è sottratta dal tirare fuori gli artigli quando necessario. C’è un dato, in particolare, che fotografa il discorso: 53% di contrasti vinti. Una percentuale limpida ed in netto aumento rispetto alla partita con l’Inter (appena 2 contrasti con i nerazzurri, 15 ieri ndr), così come le indicazioni giunte sul piano individuale. Perché sulla bilancia va posto il peso specifico di alcuni essenziali interpreti. A cominciare da Romagnoli, leader silenzioso a presidio della retroguardia. Il suo rientro ha innescato giovamenti a catena sui compagni di reparto: attento dal primo all’ultimo secondo, non ha sbagliato nulla. Sulla stessa lunghezza d’onda, alzando il baricentro, la prova sciorinata da Barrenechea. Smistatore di palloni lì in mediana, ha dato pulizia e geometrie alla manovra col supporto ai lati di Brescianini e Harroui. Il classe ‘98 nativo di Leida, ormai pienamente recuperato dall’infortunio, è stato in assoluto il migliore. Elevarlo ad emblema della modernità non risulta compito difficile: prezioso da mezzala in interdizione, geniale da trequartista nella fase attiva. L’uomo in più di un Frosinone che adesso è atteso dal tanto desiderato appuntamento con la storia.
THE LAST DANCE – Ora o mai più. Perché oggi inizierà la settimana più importante dell’anno per i ciociari, quella che li condurrà alla finalissima salvezza contro l’Udinese. Di Francesco ieri, intervenuto ai microfoni di Sky, si è così espresso a riguardo: «Il discorso salvezza non è aritmetico, c’è ancora una finale da giocare in casa. Da sfruttare con il dodicesimo uomo in campo che per noi è lo Stirpe. Con l’Udinese è un trappolone, dobbiamo prepararla con intelligenza come abbiamo fatto qui a Monza. Giocheremo con la voglia di vincere ma non siamo sciocchi e con l’anello al naso, sapendo che può bastarci anche un punto». Un “trappolone” è la definizione giusta. Specie alla luce delle caratteristiche del Frosinone, poco orientate ad una gestione del risultato. Soulé, intervistato da Dazn, ha descritto a perfezione lo scenario: «Noi abbiamo un risultato: vincere in casa nostra per regalare una gioia alla nostra gente. E speriamo di poter raggiungere l’obiettivo al quale tutti teniamo tanto». L’auspicio dello stesso DiFra è che dall’infermeria giungano liete notizie sul fronte Mazzitelli. Il recupero del capitano significherebbe tanto e, facendo i dovuti scongiuri, ogni segnale porta verso questa direzione. The last dance, che il conto alla rovescia prenda il via.



La nostra fede è una soltanto, sono ciociaro e me ne vanto.