Più ordine, più coraggio, più fiducia: Frosinone, tutte le chiavi (ed i volti) del cambiamento

Il focus sui giallazzurri dopo il pari di Napoli

Cresciuto, maturato. Il “nuovo” Frosinone di Eusebio Di Francesco domenica ha scritto un’altra bella pagina del suo cammino in massima serie. Decifrare in maniera diversa il pari di Napoli diventerebbe esercizio arduo e inquadrarlo con positività è l’atto migliore da compiere. Specie sul piano del risultato e della proposta di gioco, un po’ meno in termini di classifica. Tutte le altre rivali hanno fatto risultato, spegnendo sul nascere gli entusiasmi di una calda domenica d’aprile iniziata al top e terminata con l’inatteso pareggio del Cagliari a Milano contro l’Inter. Il 2-2 conseguito in rimonta dal Verona a Bergamo, poi, ha provveduto a fare il resto e la graduatoria non ha registrato grosse variazioni: i giallazzurri rimangono a -1 dalla quartultima posizione, ossia quella che garantirebbe il raggiungimento dell’obiettivo salvezza. La lotta è apertissima e di sicuro, restando in orbita ciociara, la sfida del “Maradona ha certificato il buon momento che sta vivendo il Leone. 

REAZIONE – Il passaggio al 3-5-2, visto in tutte le sue chiavi interpretative, si racconta con 3 pareggi consecutivi giunti nel momento più complicato della stagione. Un cambio di passo evidente che ha restituito consapevolezza e credibilità al gruppo. “Alla prima difficoltà questa squadra si scioglie come neve al sole”, era il leitmotiv riecheggiante nell’ambiente fino a qualche settimana fa. Bastava incassare un gol per affondare, senza concedere spazio a segnali di reazione. Ora la musica sembra sia mutata in modo netto. A Genova era arrivato il primo indizio, al cospetto dei campioni d’Italia in carica si è materializzata la prova più limpida. Passati in svantaggio per ben due volte, Mazzitelli e compagni hanno saputo rispondere colpo su colpo alle sfuriate partenopee, fallendo anche un calcio di rigore prima del temporaneo 1-1 di Cheddira. Proprio lui, il buon Walid, artefice di una doppietta e tra i volti simbolo del cambiamento.  

COMPATTEZZA – Adesso lo spartito ha acquisito quell’utilità pratica che mancava. E che serviva maledettamente a limitare i danni. Perché le carenze strutturali e qualitative della difesa rimangono, sia chiaro. Presidiare il campo in modo diverso, però, fornisce maggior protezione ed espone a rischi inferiori il reparto arretrato. L’uomo in più lì nel mezzo portato dal nuovo vestito tattico consente di ricomporsi con facilità a palla persa, mantenendo le linee corte e connesse. Il Napoli, sulla scia di quanto accaduto al Bologna nel turno precedente, ha faticato molto a sviluppare calcio partendo da dietro, trovando sbarrate le sue consuete linee di passaggio. Prezioso il lavoro svolto da Brescianini, incisivo su Lobotka in copertura e sempre pronto a lanciarsi in assalti frontali una volta riconquistata la sfera. Benissimo anche Zortea, determinante nel limitare l’accensione dell’asse mancino Mario Rui-K’varatskhelia e puntuale nel proporsi durante il possesso. L’assist in corsa per il 2-2 di Cheddira (il quinto da quando è a Frosinone) ne è la fotografia eloquente.

CRESCITA – Da qualsiasi parte lo si consideri, il Leone appare in crescita. Turati, per esempio. Le ingenerose critiche che hanno animato i mesi scorsi sono soltanto un lontano ricordo. Domenica il portierone classe 2001 ha compiuto almeno tre interventi super, mettendoci la pezza quando necessario. A dimostrazione del fatto che il lavoro paga e che, con umiltà e orecchie tappate, le gioie prima o poi arrivano. Le stesse che continua a dare Soulé, luce illuminante di questo Frosinone. DiFra gli ha cambiato posizione accentrandolo a supporto della punta, eppure il risultato è il medesimo. Anzi, forse persino migliore poiché più addentrato nel vivo del gioco. Come se indossasse i panni del regista avanzato con libertà di svariare e riconoscere gli spazi da occupare. Un Griezmann versione frusinate, con le dovute e scontate proporzioni. Tutte le azioni pericolose partono dai piedi dell’argentino, creatore di spazi e traiettorie fantasiose. Non a caso, pure col Napoli in entrambe le marcature c’è stato il suo zampino. Pensare soltanto al rigore sbagliato significherebbe guardare il dito e non la luna. Quella che orienta il cammino dei ciociari, adesso proiettati alla sfida esterna di domenica contro il Torino. Un’altra battaglia all’orizzonte per inseguire l’obiettivo salvezza. 

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1 anno fa

Condivido Arca.

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1 anno fa

Io continuo a dire che il palazzo non vuole il FR in serie A, strano possibile che Atalanta in corsa in un piazzamento in Europa, perde, prima con il Cagliari, poi pareggia con il Verona quando vinceva, con tutto il rispetto per Il CA e VR ma sono interessate alla retrocessione in sieme a FR,

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